• Dario Dee

Bentornata Silvia

Caro Deeario,


dopo 18 mesi prigioniera tra Kenya e Somalia, Silvia Romano torna a casa in Italia il giorno della festa della mamma. Finalmente libera dal sequestro di un gruppo terroristico. Sono felice per il suo rientro, del fatto che stia bene e che non abbia perso il sorriso, quel sorriso l'ha accompagnata durante il suo viaggio di volontariato in Africa. Il suo rapimento, non molto differente da altri rapimenti che avvengono in Africa, immediatamente mi è rimasto impresso per come ha smosso l'opinione pubblica nel nostro bel paese. Da una parte quelli che hanno sperato dal primo giorno che tutto andasse bene e dall'altro quelli che scrivevano "se l'è cercata". Se l'era cercata perché nessuno in questo sistema dovrebbe fare qualcosa per nessuno, a maggior ragione se si tratta di volontariato; se l'era cercata perché avrebbe potuto fare volontariato in Italia; se l'era cercata perché è andata alla ricerca di cazzi neri in Kenya... e perché le ONG sono organizzazioni criminali. La verità è che il problema di Silvia Romano è quello di essere donna in un paese in cui anche molte donne sono maschiliste, quelle stesse donne (e uomini ovviamente) che non sanno essere solidali; non riescono ad esserlo neanche con sé stesse, perché se lo fossero, risparmierebbero certi pensieri, terrebbero il cervello perennemente nello stato vegetativo che gli appartiene di solito.  La verità è che viviamo in quel paese in cui l'offesa della persona parte sempre dall'affermazione "non sono sessista" o "non sono razzista" o "non sono omofobo". La verità è che abbiamo pensato che questa quarantena avesse migliorato le persone ma in realtà chi era una merda, rimarrà merda a prescindere. E non c'entra niente l'ignoranza (ok abbiamo una percentuale altissima di analfabeti funzionali... forse c'entra), secondo me è più una questione di anatomia: non hanno il cuore nel petto, ma più vicino al buco del culo. A peggiorare le reazioni, dei cari leoni da tastiera, è stata la notizia, al rientro di Silvia, della conversione all'Islam. Apriti cielo! "Ma perché abbiamo dovuto liberare una che ha deciso liberamente di andare in Africa e che poi si è convertita alla religione dei rapitori?". Ma non è dall'11 Settembre del 2001, 19 anni, che ripetiamo: il terrorista di qualsiasi area geografica (anche occidentale) usa la parola di Dio per celare interessi economici (o una pazzia)? L'Islam non è terrorismo così come non è religione qualsiasi atto criminale che si nasconde dietro un Dio (anche quello cristiano) per raggiungere i propri scopi. Tutto questo è chiaro o è bastata la conversione di una ragazza occidentale a bruciare l'unico neurone funzionante, giusto usato quel che basta? Poveretti che avete compreso l'ultimo libro quando frequentavate la scuola elementare, un bambino lo capirebbe nel giro di 2 secondi... 2 secondi. Cosa c'è di sbagliato se una ragazza di 24 anni (24 cazzo!) dopo un anno e mezzo di prigionia, con il Corano l'unico libro a farle compagnia, ha scelto liberamente di convertirsi all'Islam. Tra quelle righe avrà letto speranza e serenità, la visione di un futuro. Ma cosa ne sanno loro, i leoni da tastiera, della pace che può donare un libro se a stento capiscono quello che loro stessi scrivono? C'è chi scrive "è affetta dalla sindrome di Stoccolma!"... ma come si può?


Una pagina di Deeario decisamente amara, la delusione fa scrivere così. Avendo dedicato fin troppo tempo a chi il tempo non lo merita, chiudo qui, sapendo che quella fetta di italiani non è che una minima parte d'Italia. L'Italia quella vera ha gioito per il rientro a casa di un'italiana che con il coraggio fa grande la bandiera del nostro paese. 


Dario


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